TRA ZOLLE E BARENE - Daniela Zanella, 2002

Presentando il catalogo delle opere eseguite nel decennio 1974 - 1984 da Dario Delpin, sottolineavo che, pur essendo molte di esse ispirate da Grado e dal suo meraviglioso ambiente lagunare/marino, l’Artista nella città della “Isola del Sole” non aveva mai tenuto sue mostre personali.

Dopo quasi vent’anni, Dario Delpin non solo ha esposto a Grado in una memorabile personale presso la Sala Mostre Municipale nell’estate del 2000, ma l’elenco dei suoi appuntamenti è andato crescendo in maniera esponenziale, anche con numerosi appuntamenti esteri.

L’Austria, ad esempio, è uno dei Paesi dove l’Artista Isontino è molto conosciuto, apprezzato e richiesto: ne fa fede anche quanto scritto da Odo Buerbök, direttore del Museo Regionale di Graz, finora inedito, e pubblicato nelle pagine seguenti.

In questo catalogo, che vuole fare il punto su un altro periodo dell’attività di Delpin - 1982/2002 - sono riportati anche scritti di importanti firme del mondo dell’arte e della cultura residenti in Friuli Venezia Giulia.

L’amore per la terra d’origine e i suoi Figli, infatti, è rimasto sempre costante stimolo all’espressività per Dario Delpin.

In particolare, senza mai tralasciare l’omaggio all’attimo malinconico che vive di fronte ad una barena, ad una valle da pesca, un casone, un tratto di arenile….., il Nostro ha lavorato molto nella rappresentazione dell’altro meraviglioso aspetto di questa Terra: la campagna.

Paesaggi collinari, rurali, agresti; fertili campi in fiore e produttivi vitigni sono i soggetti di opere dalle dimensioni a volte minuscole, a volte macroscopiche. Tra verdi e rossi brillanti, luminosi gialli e azzurri, morbide ed intense tonalità color della terra appena arata, delle sabbie…., lo sguardo volge ai casolari, alle fattorie che vi compaiono e vuole entrarci: anche questo desiderio dell’attento osservatore viene soddisfatto da Delpin, che, con altra tecnica, con altre scale cromatiche, racconta dei mestieri rurali, nelle aie, nelle cantine, nei granai.

Di fronte alle tele e alle incisioni di grandi dimensioni, succede che sembra quasi di poter trasformare la situazione (di cui anche noi diventiamo protagonisti) e di sentirsi “inseriti” nel contesto rappresentato….. che non è più un normale, consueto, abituale paesaggio, ma diventa possibilità di concretizzare la memoria dell’originale fatato stato di equilibrio naturale uomo/ambiente cui tutti, coscienti o non, fondamentalmente continuiamo a mirare per solidificare la positività delle motivazioni che devono dar origine ad un bene-essere generale. E di ciò, c’è sempre bisogno!
Niente angoscia, niente stress: guardare vedere sentire interiorizzare riconoscere crescere.

A questo portano le opere ultime di Dario Delpin, in un crescendo di maturità artistica che proprio il risvolto interiore da esse innescato conferma.

Per il resto, la parola a critici e pubblico.

2002 - Daniela Zanella

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