DELPIN O LA COMPLESSITA' DELLE TRADIZIONI - Tito Maniacco, 2002

Vi è nella tradizione in arte una sorta di ambiguità. Da un lato essa rappresenta e ha rappresentato un freno conservatore alla novità della ricerca, indispensabile ad ogni forma creativa, dall’altro nasconde sotto la sua apparente immobilità e continuità una forza che trae radici dall’osservazione spregiudicata della realtà. Il lungo lavoro di Delpin, nella grafica, nell’olio, nel pastello è una continua sfida–ricerca in questo difficile campo. Ogni volta le caratteristiche particolari delle tecniche di cui l’artista si avvale, il pastello, il bulino, il pennello trovano una loro via determinata sia dallo strumento e dal materiale su cui esso agisce, una forza attiva contro una forza passiva, sia dallo spirito stesso che presiede al particolare tipo di rappresentazione.

In qualche modo già istintivamente il soggetto, il mare e la terra, determinano la scelta perché essa nasce non già dal caso o dal capriccio, ma da una deliberata valutazione del mondo su cui agisce.
Così la secca, setosa e morbida trasparenza dell’acqua dà origine ad un gusto largo, fluente, composto da una sottile e organica struttura di segni-sequenza su cui il colore posandosi con la sua evanescente fluidità tende non già a coprire, ma a scorrere in una specie di argento vivo la cui vibrante resa è la natura stessa dell’ambiente marino.

A sua volta la terra, con la sua pasta e le sue distanze prospettiche è messa nella condizione di esprimere la propria essenza pesante, terrosa appunto, dove anche l’erba, il fiore, il girasole, la curva dei filari di viti e di gelsi sono resi corposi da un’essenza che si potrebbe definire materia.

In questo senso ecco che la grumosità della pennellata dell’olio non tende a scorrere, ma a sostare, a pesare, ad evidenziare natura e struttura degli steli, delle scorze, dei sassi e delle zolle.
Pittura complessa questa di Delpin la cui capacità di cogliere le caratteristiche materiali degli spazi di fronte a cui si pone, ogni volta deve duramente combattere con l’inerzia del modo d’intendere il paesaggio tradizionale e l’inerzia del concetto di visione del paesaggio che ha il pubblico oggi come ieri per imprimere, partendo dal profondo della sua interpretazione, una lettura creativa ed innovativa.

2002 - Tito Maniacco

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